[Cinquanta Sfumature di Bianco]
scherzi ai matrimoni
Scritto da Mother Queen il 25 August 2014 / 0 COMMENTI
Un po’ di burocrazia: separazione o comunione dei beni?

Molti sposi si sentono rivolgere questa domanda a cerimonia avvenuta, senza avere riflettuto prima su quali conseguenze possa avere la scelta dell’una o dell’altra “convenzione” prevista dalla legge. Il “regime patrimoniale della famiglia” consiste in una serie di norme che regolano le proprietà di ciascuno dei due sposi.

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La comunione legale dei beni fu introdotta dalla Riforma del Diritto di Famiglia del 1975. Questa Riforma ribaltò drasticamente il sistema: fino ad allora il matrimonio era stato un evento ininfluente sui rapporti patrimoniali, nel senso che ciascun coniuge manteneva la titolarità e l’amministrazione dei propri beni, sia quelli che aveva, sia quelli acquistati durante il matrimonio. Con questa riforma, favorita dal movimento di emancipazione femminile, il coniuge più debole -che all’epoca era prevalentemente la moglie- poteva contare su una tutela legale che le riconosceva un ruolo attivo, seppure svolto con il lavoro domestico, nell’acquisizione della ricchezza ottenuta dal marito e nella conseguente legittima ridistribuzione.

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La differenza tra i due regimi patrimoniali è questa:

SEPARAZIONE DEI BENI

I coniugi che scelgono questo regime mantengono separati i loro patrimoni personali.  In particolare:

–          Ciascuno dei due coniugi conserva la proprietà esclusiva dei beni acquistati prima del matrimonio;

–          Entrambi i coniugi sono obbligati a contribuire alle spese della famiglia, ognuno in proporzione alle sue possibilità

COMUNIONE DEI BENI

Se i coniugi non stipulano nessuna convenzione, automaticamente viene applicata la comunione dei beni o “comunione legale”. In questo regime patrimoniale i coniugi mettono in comune il loro patrimonio e ne sono proprietari in parti uguali.

Fanno parte del patrimonio comune:

–          Tutti i beni acquistati insieme o separatamente dopo il matrimonio

–          I risparmi accantonati insieme o separatamente dopo il matrimonio

–          Le aziende costituitesi dopo il matrimonio e gestite da entrambi i coniugi

–          I debiti contratti da uno o da entrambi per la gestione della famiglia e il mantenimento dei figli

–          Le ipoteche o altri oneri che gravano sui beni acquistati

Sono esclusi dal patrimonio comune:

–          I beni posseduti da ciascun coniuge prima del matrimonio

–          I beni ricevuti dopo il matrimonio in donazione o in eredità

–          I beni ottenuti come risarcimento danni o a titolo di invalidità

–          I beni ad uso strettamente personale o gli strumenti necessari per l’esercizio della propria professione

Ma allora, tornando al quesito del titolo, che cosa conviene di più? Se la domanda è secca e precisa, non può esserlo altrettanto la risposta, che va calibrata e quasi ritagliata a misura.

Occorre tener presente l’entità delle risorse, le potenzialità dei coniugi, la loro attività lavorativa, tutte variabili che possono fare la differenza. Semplificando il problema, si può concludere che la comunione legale è consigliata se marito e moglie si trovano in una situazione di sostanziale parità economica e, preferibilmente, quando sono lavoratori dipendenti.

Meglio invece la separazione se anche un solo coniuge svolge una professione o un lavoro autonomo, per rendere impermeabili i beni dell’altro alle proprie vicende economiche, nel caso – per esempio – la sua impresa dovesse versare in situazioni di difficoltà.

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Peraltro, in regime di separazione dei beni, se i coniugi vogliono acquistare insieme un bene, per esempio la casa, possono farlo. Basta che entrambi stipulino il rogito e così diventano comproprietari del bene, ciascuno per una quota, che non deve necessariamente essere di metà, ma può essere anche maggiore o minore.

Ragionando in modo pragmatico, non sempre l’approccio dei “due cuori e una capanna” è il più sicuro per una giovane coppia. Le norme che disciplinano la comunione legale dei beni hanno dato luogo a numerose incertezze interpretative o è risultato difficile coniugarle con norme di altro settore, per esempio con quelle del diritto societario: con la separazione si tutelano le proprietà del coniuge non coinvolto nell’azienda di famiglia. Nella prassi, sono nate complicazioni ed interferenze, che non incoraggiano l’opzione comunione dei beni.

Speriamo di avervi chiarito un po’ il quadro; in ogni caso una chiacchierata con un avvocato vi toglierà ogni dubbio per il vostro caso specifico!

Voi poi però ci dovete dire quale regime avete scelto!

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